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Pittura è comunicazione. Il filo diretto del mio lavoro nei suoi vari passaggi, dall’iperrealismo degli inizi alle ultime espressioni, ha sempre avuto un doppio binario di intenti, da una parte il discorso sulla pittura che non è mai venuto meno e solo in qualche caso, negli anni ’70, è stato ibridato con la fotografia, dall’altra la riflessione sul comunicare attraverso la pittura con l’esercizio dell’assenza e dell’enigma. Questo modo di procedere è sempre stato teso a provocare la partecipazione attiva in chi si accosta all’opera. Le opere contengono molti elementi riconoscibili e riconducibili a una certa classicità che le portano ad essere una sorta di “sfingi che interrogano il viandante” lavori aperti a differenti letture come differenti sono le persone che si incontrano con le opere.Ritengo che l’artista non sia più in grado di fornire risposte, ma solamente formulare quesiti,così sono io ad essere curioso e spiare le diverse interpretazioni del mio lavoro.
Credo che in questo modo l’opera viva della doppia partecipazione di autore e spettatore, diventando essa canale di comunicazione tra le due parti.Questo è, forse, il più importante dei fili rossi che contraddistinguono il mio lavoro dagli esordi a oggi. Arte intesa come linguaggio privilegiato scelto, tanto tempo fa, come mezzo per esprimersi e comunicare con gli altri, spero di riuscirci anche nell’utilizzo di questo, per me nuovo, veicolo di dialogo.
Walter Di Giusto
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